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日志


2月29日

Il vero Barese

Chi è il vero barese?
Ecco 36 punti per capire chi è il vero barese!

1. Beve solo ed esclusivamente Peroni da tre quarti (e lotta contro la diffusione della Dreghèr da 33 o della Raffo tarantina)
2. Ha mangiato almeno una volta i frutti di mare sul porto (contrastando la concorrenza sleale della costa di San Giorgio): in particolare, si esibisce nel risucchio di ricci (rabbrividendo all`idea che in Giappone li credono velenosi) o taratuffi.
3: All`estero, ha gridato almeno in un ristorante la mitica frase "Giovane, spacchi due cozze"!!
4: Almeno una volta nella vita è finito in ospedale per il tifo, e gli stadi non c`entrano nulla.
5. Riconosce come sport ufficiale il Gioco della birra, anche se gli tocca fare "il sott".
6. Si riconosce dai gadgets della auto: santino di Padre Pio, sciarpa del Bari e stemma della società accanto alla targa.
7. Da `90 al `95 ha fatto almeno un abbonamento al San Nicola.
8. Ha le maglie di Igor Protti, David Platt e Joao Paulo (una o tutte e tre).
9. Se di sesso femminile, ha partecipato almeno una volta alla nottata delle zitelle nella Basilica di San Nicola.
10. Consuma abitualmente (o lo ha fatto perlomeno una volta) sgagliozze e popizze, altrimenti le vende.
11. Conosce a memoria tutte le canzoni di Toti & Tata e le trame delle loro sit com.
12: Sa tutte le battute di Solfrizzi in Selvaggi.
13. Ha visto con commossa partecipazione tutte le puntate de Le Battagliere.
14. Ha come profeta Gianni Ciardo, e scambia i suoi detti (sopra alla nonna o abbasso alla commara?) per il Bignami.
15. Ha fatto almeno un bagno a Pane e Pomodoro, contraendo in un sol colpo ebola, malaria e febbre gialla, ma soprattutto affrontando l`impresa con la stessa fermezza con cui un induista fa le abluzioni nel Gange.
16. Si esprime in un linguaggio comprensibile solo dai suoi simili: usa cadenzialmente interiezioni tipo "Moh e c
cous" , "Mataux", e sottili metafore come "Vai a rubare a San Nicola" o "Ne hai fritti di polpi".
17. Compra la Gazzetta del Mezzogiorno, ma la usa solo per foderare la cuccia del cane o la gabbia del canarino.
18. A distanza di decenni è ancora convinto che Business serva a tappezzare la macchina quando ci si infratta.
19. Usa passare la domenica mattina dilettandosi nella sacra arte dell`arricciamento del polpo.
20. Consuma periodicamente panini alla chitemmurt o chitestramurt dai panemmerda, o i panzerotti al cofano di Cosimo.
21. Riconosce come piatto nazionale le orecchiette alle cime di rapa, che consuma almeno una volta a settimana.
22. Ha assistito almeno una volta ad uno scippo a Bari vecchia.
23. E` stato sfiorato più di una volta dal pensiero di comprare un appartamento a Punta Perotti.
24. Il grado di pericolosità di un barese si racchiude in un monito: IAPR L`ECCHJ...
25. Ogni padre barese aspetta il momento giusto per dire al figlio: ti devo imbarare e ti devo perdere...
26. Se ti chiami Nicola, esistono notevoli probabilità che tu abbia origini baresi.
27. Se quando ti presenti col solito "Piacere Nicola" ti senti rispondere "Questa è la mano e questa è la ciola", allora ti trovi di fronte ad un barese.
28. Ogni cuoca barese conosce una sola certezza: La mort du pulp iè la c'podd.
29. Quando segna a calcetto, costringe la sua squadra ad esultare col trenino.
30. Conosce la Questura in quanto palazzo del piazzale dei Battiti live.
30. per il barese un po` più elevato, la Questura è il palazzo accanto al parcheggio del Piccinni.
31. Il vero barese CANOSH A SADDA`MM!
32. Se un inglese gli scrive Kiss so love me, si guarda intorno per capire chi ha fottuto le uova dell`inglese.
33. Può vantarsi di aver indossato negli anni `90 la mitica tuta acetata.
34. Parcheggia in seconda fila ANCHE con la bici.
35. Se negli anni `90 era un bambino, è cresciuto con la convinzione che esistessero davvero bambini come Cosè Cosè.
36. E` FERMAMENTE convinto che Se Parigi avesse lu màr sarebbe na piccola Bàr. E lui a Parigi non ci è mai stato.
12月19日

Gli anni '80

In ricordo dei anni ’80… Noi che abbiamo vissuto la nostra infanzia in quei mitici anni.

Per non dimenticare

 

   

Noi che ci emozionavamo per un bacio sulla guancia

Noi che si andava in cabina a telefonare  

Noi che se guardavamo tutto il film delle 20.30 eravamo andati a dormire tardissimo

Noi che suonavamo i campanelli e scappavamo

Noi che, chi lasciava la frenata più lunga con la bici, era il più figo

Noi che il motorino si accendeva pedalando

Noi che le cassette se le mangiava il mangianasti,

e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic

Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava due

Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su google

Noi che se la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore

Noi che il disastro di Chernobyl voleva dire che non potevi bere il latte la mattina

Noi che sapevamo che erano le 4:00 perché stava per inizia Bim Bum Bam

Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo

Noi che la merenda era la girella e il billy all’arancia

Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine

Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con l’interno arancione,

e le minicicciolo nel taschino

Noi che i nostri miti erano supereroi, non froci della TV.

Noi che il computer era il Commodore 64

Noi che quando nevicava si scendeva dalla collina coi sacchetti della spazzatura

Noi che siamo ancora qui, e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo…

Noi che siamo stati queste cose, e gli altri non sanno, cosa si sono persi… questa è la nostra storia…

 

 

     

12月15日

INIZIA UN NUOVO ANNO

 

 

 

 

Manca poco all'inizio di un nuovo anno.

Mai come in questo periodo, ognuno di noi rinnova progetti e speranze.

Ci si augura un miglioramento, un cambiamento,

 per non parlare dell’augurio di vero successo per la propria attività.

Non mi sento affatto immune da queste speranze.

Tante volte ho provato questi desideri

 e tante volte mi sono chiesto che cosa ho imparato dagli anni passati.

Oggi ho capito una sola cosa:

se veramente vuoi un nuovo anno, impara ad essere tu stesso nuovo.

Perché continuando a essere e fare ciò che da sempre fai,

continuerai ad avere gli stessi risultati.

Ma che cosa vuol dire essere “nuovo”?

Significa innanzitutto ragionare diversamente rispetto a prima.

Significa cambiare orizzonte temporale per i propri progetti,

e magari al breve sostituire il lungo periodo.

Prendersi tempo per preparare una nuova base da cui ripartire.

Significa imparare a delegare quel che prima si faceva sempre da soli,

sovraccaricandosi inutilmente e inefficientemente.

Significa scegliere dei punti di riferimento per ogni singola attività,

anziché convogliare su se stessi tutte le responsabilità, gli impegni e le decisioni.

Significa anche imparare ad ascoltare, non sempre e solo parlare.

Essere nuovi significa vivere in modo diverso.

Fare le cose che prima non facevi,

vestirsi meno conforme a quanto prima eri abituato,

avere rapporti diversi, più veri, con chi ti sta attorno.

A partire da chi ti vive accanto, che può anche non chiederti mai nulla,

ma merita più di chiunque altro, perché divide la sua vita con te.

Essere “nuovi” vuol dire insomma saper vivere realmente, e non a parole,

una vita diversa.

Per chi affronterà questa sfida, impegnativa ma non impossibile,

le speranze di un nuovo anno non sono utopia.

Chi ci crede, già realizza i suoi sogni e inizia in modo nuovo l’anno.

11月23日

ESSERE ULTRAS

L’ultras è colui che ama i propri concittadini ed è fiero della terra che rappresenta. Quando è lontano da essa gli manca il respiro e una sensazione di disagio subito lo invade e si quieta solo quando incontra uno come lui che porta gli stessi suoi colori nel cuore.

Il vero ultras non è chi si veste con materiale ultras solo per far tendenza o apparire dinanzi agli altri come un duro, ma anche chi si accontenta di una maglietta semplice di colore bianco e rossa e che canta le lodi alla propria squadra senza risparmiarsi tornando a casa senza voce.

L’ultras è colui che in curva tratta gli altri come lui vorrebbe essere trattato, che non fa lo strafottente e va allo stadio per fare solo gli interessi della propria squadra e non per accendersi un cannone con gli amici non potendolo fare per strada. L'ultras anche non potendo andare in trasferta è incollato alla radiolina saltando ogni volta che il cronista alza la voce.

L'ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'ultras aiuta nel bisogno. L'ultras non smette di essere tale appena si toglie la sciarpetta o rientra a casa dopo una trasferta. Quando la gente guarda un ultras non lo capisce, e lui non vuole essere capito dalla gente, non dà spiegazioni sul suo modo di essere.

Ogni ultras è diverso, c'è quello che veste solo materiale ultras e della sua squadra e quello che non ha neanche una maglietta del suo gruppo. C'è quello che si muove solo col gruppo e quello che fa gruppo per se.

Gli ultras sono diversi ma li unisce l'amore per la propria squadra, la tenacia nel resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce il riscaldarsi con un coro cantato a squarciagola, li unisce la passeggiata goliardica nella città avversaria, li unisce la gioia di partire per lo stadio, li unisce la mentalità.

Le cose che ci uniscono, contemporaneamente ci dividono dal mondo esterno, ci allontanano da genitori preoccupati, da zii scandalizzati, da compagni di classe impauriti e da professori disgustati.

L'ultras è l'eccezione alla regola, è l'inaspettato che ti sorprende, è la sorpresa che ti smorza il sorriso quando pensi di averla fatta franca. L'ultras è anche il braccio che ti tira sul vagone prima che si chiudano le porte. L'ultras non è violenza gratuita.

L'ultras è questo e molto altro, altri sentimenti non rinchiudibili in parole, incomprensibili alla gente comune che preferisce vivere dietro un vetro piuttosto che infrangerlo e entrare nella realtà, fredda e piovosa. 

Sempre e Solo Bari, nella speranza di una Grande Squadra per evitare il disonore di avere, un giorno, un figlio juventino, interista o milanista.. Onora la tua terra, difendine i colori.