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2月29日 Il vero BareseChi è il vero barese?
![]() Ecco 36 punti per capire chi è il vero barese!
1. Beve solo ed esclusivamente Peroni da tre quarti (e lotta contro la diffusione della Dreghèr da 33 o della Raffo tarantina) 12月19日 Gli anni '80In ricordo dei anni ’80… Noi che abbiamo vissuto la nostra infanzia in quei mitici anni. Per non dimenticare
Noi che ci emozionavamo per un bacio sulla guancia Noi che si andava in cabina a telefonare Noi che se guardavamo tutto il film delle 20.30 eravamo andati a dormire tardissimo Noi che suonavamo i campanelli e scappavamo Noi che, chi lasciava la frenata più lunga con la bici, era il più figo Noi che il motorino si accendeva pedalando Noi che le cassette se le mangiava il mangianasti, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava due Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su google Noi che se la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore Noi che il disastro di Chernobyl voleva dire che non potevi bere il latte la mattina Noi che sapevamo che erano le 4:00 perché stava per inizia Bim Bum Bam Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo Noi che la merenda era la girella e il billy all’arancia Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con l’interno arancione, e le minicicciolo nel taschino Noi che i nostri miti erano supereroi, non froci della TV. Noi che il computer era il Commodore 64 Noi che quando nevicava si scendeva dalla collina coi sacchetti della spazzatura Noi che siamo ancora qui, e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo… Noi che siamo stati queste cose, e gli altri non sanno, cosa si sono persi… questa è la nostra storia…
12月15日 INIZIA UN NUOVO ANNO
Manca poco all'inizio di un nuovo anno. Mai come in questo periodo, ognuno di noi rinnova progetti e speranze. Ci si augura un miglioramento, un cambiamento, per non parlare dell’augurio di vero successo per la propria attività. Non mi sento affatto immune da queste speranze. Tante volte ho provato questi desideri e tante volte mi sono chiesto che cosa ho imparato dagli anni passati. Oggi ho capito una sola cosa: se veramente vuoi un nuovo anno, impara ad essere tu stesso nuovo. Perché continuando a essere e fare ciò che da sempre fai, continuerai ad avere gli stessi risultati. Ma che cosa vuol dire essere “nuovo”? Significa innanzitutto ragionare diversamente rispetto a prima. Significa cambiare orizzonte temporale per i propri progetti, e magari al breve sostituire il lungo periodo. Prendersi tempo per preparare una nuova base da cui ripartire. Significa imparare a delegare quel che prima si faceva sempre da soli, sovraccaricandosi inutilmente e inefficientemente. Significa scegliere dei punti di riferimento per ogni singola attività, anziché convogliare su se stessi tutte le responsabilità, gli impegni e le decisioni. Significa anche imparare ad ascoltare, non sempre e solo parlare. Essere nuovi significa vivere in modo diverso. Fare le cose che prima non facevi, vestirsi meno conforme a quanto prima eri abituato, avere rapporti diversi, più veri, con chi ti sta attorno. A partire da chi ti vive accanto, che può anche non chiederti mai nulla, ma merita più di chiunque altro, perché divide la sua vita con te. Essere “nuovi” vuol dire insomma saper vivere realmente, e non a parole, una vita diversa. Per chi affronterà questa sfida, impegnativa ma non impossibile, le speranze di un nuovo anno non sono utopia. Chi ci crede, già realizza i suoi sogni e inizia in modo nuovo l’anno. 11月23日 ESSERE ULTRASL’ultras è colui che ama i propri concittadini ed è fiero della terra che rappresenta. Quando è lontano da essa gli manca il respiro e una sensazione di disagio subito lo invade e si quieta solo quando incontra uno come lui che porta gli stessi suoi colori nel cuore. Il vero ultras non è chi si veste con materiale ultras solo per far tendenza o apparire dinanzi agli altri come un duro, ma anche chi si accontenta di una maglietta semplice di colore bianco e rossa e che canta le lodi alla propria squadra senza risparmiarsi tornando a casa senza voce. L’ultras è colui che in curva tratta gli altri come lui vorrebbe essere trattato, che non fa lo strafottente e va allo stadio per fare solo gli interessi della propria squadra e non per accendersi un cannone con gli amici non potendolo fare per strada. L'ultras anche non potendo andare in trasferta è incollato alla radiolina saltando ogni volta che il cronista alza la voce. L'ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'ultras aiuta nel bisogno. L'ultras non smette di essere tale appena si toglie la sciarpetta o rientra a casa dopo una trasferta. Quando la gente guarda un ultras non lo capisce, e lui non vuole essere capito dalla gente, non dà spiegazioni sul suo modo di essere. Ogni ultras è diverso, c'è quello che veste solo materiale ultras e della sua squadra e quello che non ha neanche una maglietta del suo gruppo. C'è quello che si muove solo col gruppo e quello che fa gruppo per se. Gli ultras sono diversi ma li unisce l'amore per la propria squadra, la tenacia nel resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce il riscaldarsi con un coro cantato a squarciagola, li unisce la passeggiata goliardica nella città avversaria, li unisce la gioia di partire per lo stadio, li unisce la mentalità. Le cose che ci uniscono, contemporaneamente ci dividono dal mondo esterno, ci allontanano da genitori preoccupati, da zii scandalizzati, da compagni di classe impauriti e da professori disgustati. L'ultras è l'eccezione alla regola, è l'inaspettato che ti sorprende, è la sorpresa che ti smorza il sorriso quando pensi di averla fatta franca. L'ultras è anche il braccio che ti tira sul vagone prima che si chiudano le porte. L'ultras non è violenza gratuita. L'ultras è questo e molto altro, altri sentimenti non rinchiudibili in parole, incomprensibili alla gente comune che preferisce vivere dietro un vetro piuttosto che infrangerlo e entrare nella realtà, fredda e piovosa. Sempre e Solo Bari, nella speranza di una Grande Squadra per evitare il disonore di avere, un giorno, un figlio juventino, interista o milanista.. Onora la tua terra, difendine i colori. |
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