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日志


11月18日

Parabola della formica

 
Va dalla formica, pigro, vedi le sue vie e divieni saggio.
Benchè non abbia comandante, nè ufficiale, nè governante, si prepara il cibo pure d'estate, ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura.
Fino a quando, pigro, continuerai a giacere? Quando ti leverai dal tuo sonno?
Dormire ancora un pò, sonnecchiare ancora un pò, incrociare ancora un pò le mani nel giacere e certamente la tua povertà verrà proprio come un vagabondo e la tua indigenza come un uomo armato.
 
A causa dell'inverno il pigro non arerà, chiederà l'elemosina al tempo della raccolta, ma non ci sarà nulla.
 
Non amare il sonno, perchè tu non sia ridotto in povertà. Apri gli occhi; saziati di pane.
 
 
Proverbi  6:6-11 / 20:4 / 20:13
            
11月11日

L'estate è finita: Considerazioni

 

“L’estate sta finendo”… diceva una canzone di successo di qualche anno fa.

Ora è proprio finita, con l’equinozio che, il 23 settembre, ha sancito ufficialmente l’inizio dell’autunno.

 

Che strana stagione l’autunno; già di per sé poco gradevole per le piogge, nebbie, i primi freddi, si fa carico di tutte le difficoltà del mondo.

L’autunno caldo, scioperi, la guerra tra Russia e Georgia, l’Alitalia e tante altre tristezze che tutti conosciamo.

E già si pensa al Natale ed alla speranza di un orizzonte più sereno.

 

Ma cosa ci ha lasciato l’estate, al di là del mare, delle spiagge, delle passeggiate, delle riunioni con parenti ed amici? Solo cose brutte?

No certamente, ma come sempre “fa più rumore un albero che cade, di un bosco che cresce”. E di boschi che crescono, fra l’altro, non mi pare se ne possano contare tanti.

 

In questo mese, come scritto nel blog precedente, ricade la festa delle Forze Armate, ed a Roma presso l’Altare della Patria, vengono resi gli onori al Milite Ignoto. In questo luogo, come in quasi tutte le capitali del mondo, riposa il Soldato Ignoto e arde la fiamma che ricorda il suo sacrificio. Qui ci inchiniamo tutti, davanti alla sua memoria ed al richiamo alla pace ed alla fratellanza universale che sale da quella fiaccola.

Il ricordo va ai ragazzi di ogni regione, ceto sociale che, indossando la divisa grigio-verde, si trovarono affiancati nelle trincee sul Carso, sul Grappa, sul Piave, sui mari e nei cieli della Patria, per difendere l’unità e l’indipendenza del Paese.

 

In ricordo di questi sacrifici, l’augurio per tutti noi è che, se lacrime dovranno esserci, siano lacrime di commozione, di orgoglio, di gioia per i risultati raggiunti, con l’invito ad affrontare tutti i problemi con serenità.

 

Cammina con qualunque tempo: il grano matura con il sole e con la pioggia...

11月4日

4 Novembre: Festa delle Forze Armate

 

BOLLETTINO DELLA VITTORIA

Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12


La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di Sua Maestà il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro sessantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.


Il capo supremo dell'esercito, il generale Diaz